giovedì 21 gennaio 2021

Review party "Sorcery of Thorns" - Margareth Rogerson

 

TRAMA

Trovatella allevata in una delle Grandi Biblioteche di Austermeer, è cresciuta in mezzo agli strumenti della stregoneria: grimori magici che sussurrano e sferragliano catene. Se provocati, si trasformano in mostri inquietanti di cuoio e di inchiostro. Ciò cui Elisabeth ambisce è diventare una guardiana, incaricata di proteggere il regno dalle minacce della magia.

 Il suo disperato tentativo di impedire l’atto di sabotaggio che libera il grimorio più pericoloso della biblioteca finisce per ritorcersi contro di lei: ritenuta coinvolta nel crimine, viene condotta nella capitale, in attesa di interrogatorio. L’unica persona su cui può fare affidamento è il suo nemico di sempre, il Magister Nathaniel Thorn, con il suo misterioso servitore; ma tutto sembra intrappolarla in una congiura secolare, che potrebbe radere al suolo non solo le Grandi Biblioteche, ma anche il mondo intero.

 A mano a mano che la sua alleanza con Nathaniel si rafforza, Elisabeth inizia a mettere in discussione tutto quello che le hanno insegnato sui maghi, sulle biblioteche che ama così tanto, e soprattutto su se stessa. Perché Elisabeth ha un potere che non avrebbe mai sospettato, e un destino che non avrebbe mai potuto immaginare.


RECENSIONE 

Buongiorno lettori e benvenuti o bentornati nel mio angolo di caos, carta ed inchiostro!
Oggi vi parlo di un'uscita super attesa dai molti, super chiacchierata, ma che ahimè (strano eh?!) a me non è piaciuta così tanto, vi spiegherò il perché evitando spoiler e cercando di non essere prolissa stile Iliade ed Odissea.

Innanzitutto ringrazio Rossella di Twinstabook e Mondadori per aver organizzato l'evento ed avermi permesso di partecipare!
Sorcery of Thorns non si risparmia dal punto di vista estetico, dato che abbiamo una bellissima copertina e come sempre pagine dal filo colorato, tuttavia il contenuto lascia un po' a desiderare e questa cosa mi ha delusa non poco.

Partiamo dall'idea di base: Elisabeth vuole diventare una guardiana, ovvero la paladina della giustizia pronta a difendere a spada tratta il mondo intero dalla minaccia della magia, è orfana e cresce in una delle grandi biblioteche del regno...dove i Grimori vivono.
E voi direte "In che senso? Stanno sugli scaffali a prendere polvere? Vivono nel senso che stanziano sui ripiani a farsi sfogliare come non ci fosse un domani?". Ecco, no.
Nelle biblioteche di Austermeer, i libri si muovono, borbottano, parlano, litigano sputacchiando inchiostro qui e là, fanno le moine, si arrabbiano e si possono trasformare in orrendi esseri chiamati Malefict che sono appunto le creature che ogni buon guardiano dovrebbe tenere alla larga dal mondo esterno per garantire almeno un briciolo di sicurezza al popolo.
Elisabeth è un'apprendista guardiana, ma non sa nemmeno lei cosa vuole dalla vita.
All'inizio è fermamente convinta che quello sia il suo percorso, soprattutto dopo un avvenimento spiacevole che coinvolgerà una persona a lei piuttosto cara, ma verso la fine, mentre la trama si sviluppa, cambierà repentinamente idea mettendosi nelle mani di coloro che, indovinate un po', ha sempre disprezzato e ripudiato in quanto individui inclini all'uso della magia ed all'evocazione di demoni.

Non andrò oltre con la spiegazione della storia per non incappare in spoiler fastidiosi, vi basti sapere che ho trovato degli spunti interessanti come anche degli enormi buchi di trama in cui avrei voluto fermarmi un attimo, tornare indietro e rileggere qualche passaggio per capire se non avessi afferrato io il concetto o se effettivamente l'autrice non l'avesse inserito bene nel contesto.
Buona la seconda.
Ci sono un po' troppe situazioni che non vengono spiegate per bene, cose lasciate a metà ficcate all'interno della trama giusto per infoltirla ma che non aggiungono nulla alla storia se non un bizzarro guazzabuglio di momenti imbarazzanti in cui ci si chiede "Ma davvero?".

Un esempio che vorrei portare riguarda l'evocazione dei demoni.
In questo libro è illegale evocare demoni di basso rango (che sono anche piuttosto stupidi e non brillano per intelligenza) poiché risultano essere estremamente pericolosi, dispettosi e portatori di caos, tuttavia i demoni di alto rango, con un cervello che pensa e che potrebbe attuare strategie di apocalissi ed esplosioni cosmiche, indistruttibili e potenti, bè che problema c'è? 
Quelli si possono tranquillamente chiamare su questo mondo e donargli anche qualche anno della propria vita perché ci preparino una bella tazza di tea o un piatto di minestra, ogni tanto ci aiutano a sterminare ed eliminare il male e poi tornano ad indossare i loro grembiuli di pizzo bianco.

Come già detto, l'idea di base era davvero buona, il mondo dei Grimori e le loro caratteristiche, il fatto che vengano classificati in base alla loro pericolosità, che possano anche loro ammalarsi (vedi pidocchi dei libri), che possano provare emozioni come rabbia o dolore, era una prospettiva davvero interessante su cui costruire una bella trama intricata.
Peccato che il villain si venga a scoprire nemmeno a metà libro e lo si può riconoscere tranquillamente anche prima che venga smascherato. Peccato che sia un antagonista che tanto antagonista non è, dato che non si capisce bene per quale motivo faccia quel che fa, tanto che alla fine si pente pure ed implora pietà.

Per quanto riguarda i personaggi, ho trovato che Elisabeth sia piuttosto piatta ed inespressiva, certo ha un carattere e dei desideri, alle volte lascia trasparire una forza ed una determinazione che la costringono a combattere e difendersi da sola, senza l'aiuto di nessuno (anche se a quanto pare tutti sono disposta ad aiutarla nel momento giusto), tuttavia non mi ha trasmesso un bel niente, e come lei anche il personaggio maschile, Nathaniel, che avrebbe dovuto essere un po' più presente nella storia per poter essere apprezzato ma che alla fine si vede forse in tre, quattro scene e poi, per Dio, le battutine che l'autrice ha scelto di fargli fare? Era meglio lasciarlo stare zitto. Il suo potere, il potere acclamato e pericoloso per cui la sua famiglia è così famosa dove sta? Quando compare? 

Unico personaggio di cui gradirei un libro a parte è il demone di Nathaniel, Silas, che sembra essere quello con più sale in zucca di tutti quanti e quello con più raziocinio, nonché quello sempre pronto ad impedire le situazioni più catastrofiche della storia: di lui avrei preferito un approfondimento sul suo rapporto con gli esseri umani e soprattutto col suo padrone, ma qui di approfondito c'è ben poco quindi passo

Nel complesso direi che due sono le cose positive di questo libro!
La prima è sicuramente che si lascia leggere in poco tempo, nonostante la mole di 400 pagine e più, scorre velocemente e la storia non contiene sotto trame rilevanti di conseguenza si va dritti al punto e ci si arriva anche piuttosto in fretta. 
L'idea di fondo e il mondo dei Grimori erano una bellissima idea, ma in questo contesto sviluppata poco e non così bene, purtroppo, nonostante tutto rimane un bello spunto di riflessione: come sarebbe il mondo se i nostri libri potessero parlare?

Ciò che invece non mi ha entusiasmata, a parte le motivazioni già citate, è il finale frettoloso e lasciato praticamente a metà: non si sa come sia stato evitato il peggio, come sia finito il rivale, cosa sia successo in generale. 
L'autrice ha dato un taglio netto alla scena di climax verso la fine e poi è partita subito con un epilogo decisamente scioccante.
La fine di ogni capitolo è improvvisa e alle volte assurda, seguita poi dall’inizio confuso di quello successivo che ci catapulta in un'altra situazione, in un momento che non c'entrava nulla col contesto precedente e che lascia anche piuttosto storditi.
Abbiamo capito che tutte le case del regno sono in mattoni rossi, ci sono un sacco di pozzanghere e odori molesti nei viottoli frequentati da uomini poco raccomandabili.
Ho capito troppo tardi che questo libro purtroppo non mi ha entusiasmata come mi aveva promesso la trama.


Ps. Ovviamente se il libro vi è piaciuto, sappiate che questi sono i miei pensieri riguardo la lettura. 
Ho esposto i motivi per cui l'ho apprezzato e quelli per cui un po' meno, in modo strettamente modesto e personale.

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LA MIA VALUTAZIONE

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lunedì 18 gennaio 2021

Recensione "Romolo - Il primo re" - Franco Forte e Guido Anselmi


TRAMA

In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell'attimo fatale è però molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un'avventura cruda e disperata, un'epopea di resilienza, un solco di sangue tracciato nel nostro passato che racconta la sfida primordiale fra due gemelli consacrati dagli dèi, e il suo doloroso esito, che ne ha proclamato il vincitore: Romolo, il bambino sopravvissuto alla morte, il ragazzo che ha combattuto nel fango e nel dolore, l'uomo che per realizzare il suo sogno ha piegato un mondo ostile, brutale e dominato dalla violenza, dando così inizio alla più gloriosa potenza antica che la Storia ricordi. Romolo, il primo re.

RECENSIONE

Buongiorno lettori! 
E benvenuti ancora una volta nel mio angolo di spensieratezza e tanta, tanta carta ed inchiostro!
Oggi vi vorrei parlare di una lettura che mi ha accompagnata negli ultimi giorni di Dicembre, una lettura a sfondo totalmente storico a cui mi sono approcciata con i piedi di piombo, dato che come sapete sto imparando piano piano a conoscere questo genere e ad apprezzarlo nonostante sia un po' fuori dalla mia comfort zone.

Parliamo di un capitolo storico affascinante, che ci riguarda molto da vicino, ovvero la storia di Roma e della sua fondazione, nonché dei sette re i cui nomi ci sono stati insegnati a scuola un po' come una filastrocca ridondante, senza comunque conoscerne le vere ed effettive vicissitudini.

Mondadori ha per l'occasione partorito per la sua sezione storica una raccolta di sette volumi dedicati a questi famosi re, di cui oggi porto il primo libro dedicato al re e fondatore di Roma, intitolato "Romolo, il primo re", scritto a quattro mani da Franco Forte e Guido Anselmi (ringrazio sentitamente per l'invio  gratuito del file in pdf!).

Le origini di Roma le conosciamo un po' tutti: Rea Silvia dà alla luce due splendidi gemelli che vengono allontanati per motivi strettamente politici dal trono a cui avrebbero diritto, una gravidanza che molti imputano al seme del dio della guerra Marte, ma che in realtà è il frutto di un amore proibito e pericoloso tra una ragazza di sangue reale e uno schiavo.

La vicenda narrata in questo libro di circa 360 pagine si concentra soprattutto su ciò che precede la nascita dell'impero più famoso e potente della nostra storia, l'impero di Roma, cuore pulsante di una cultura che ha influenzato non solo la nostra nazione, ma anche Paesi all'infuori dei nostri confini.

Romolo e Remo nascono in un momento in cui la società risulta essere ancora piuttosto sbilanciata, una società formata da classi sociali o estremamente ricche o estremamente povere; in particolare la situazione di povertà che mina alcuni gruppi di pastori ed agricoltori che vivono ai bordi dei paesi più grandi ed abitati dove chi se lo può permettere gode dei propri privilegi, viene descritta come colpita quotidianamente da carestie, pestilenze e razzie che rendono ancora più fragile una situazione già precaria.
Nei piccoli villaggi dove la gente tenta di autosostentarsi con ciò che ottiene dalla natura e dove la superstizione la fa da padrona, dove un cattivo raccolto o una malattia che colpisce il proprio gregge vengono additate come la conseguenza dell'ira divina, crescono Romolo e Remo, due gemelli simili nell'aspetto fisico, ma molto diversi nel carattere.

Mentre Remo viene descritto come un ragazzo piuttosto impulsivo, incline agli attacchi di rabbia, con poca attitudine alla riflessione ed estremamente competitivo nei confronti del fratello, Romolo invece si distingue per essere più tranquillo e pacato, più pragmatico e riflessivo, con modi più diplomatici nei rapporti con gli altri e soprattutto di indole che esclude l'aggressività e che ben presto sarà la causa di numerosi battibecchi, anche molto violenti, tra i due.

Non mi dilungherò ulteriormente nello spiegare la storia che vorrei scopriste voi un po' alla volta, tuttavia preferirei dirvi cosa ho apprezzato e cosa non sono riuscita a percepire da questa vicenda.
Ciò che mi ha colpita è soprattutto il contesto in cui viene sviluppata la trama, ovvero un'ambientazione cruda e senza scrupoli, dove si uccide per ottenere il potere, per prevaricare sull'altro, dove un crimine minore come la rapina viene punito con la morte, dove gli intrighi politici vengono imbastiti all'ordine del giorno e non si ha pietà nemmeno per dei neonati che, per mantenere la buona facciata di un re di fronte al suo popolo, vengono condannati a morte.
Il mondo prima di Roma era un mondo barbaro, freddo, ostico, estremamente complicato per la sopravvivenza, ma semplice per i modi in cui si risolvevano anche i più piccoli problemi: la morte e la tortura erano le soluzioni più gettonate per evitare spiacevoli conseguenze, ma anche a credenze popolari gli antichi pre-romani non scherzavano.
Per qualsiasi cosa si chiedeva aiuto agli Dei e si poteva solo sperare che loro, nella loro magnificenza e dall'alto dei loro troni dorati, potessero rispondere alle preghiere ed esaudirle: la superstizione, il timore delle divinità, le profezie, erano tutte componenti estremamente rilevanti nella vita quotidiana di queste persone.

Un'altra cosa che ho apprezzato è sicuramente la descrizione delle tecniche adottate in battaglia che Romolo affinerà e metterà in pratica nel corso della storia: se all'inizio si combatteva per sopravvivenza e con qualsiasi strumento a portata di mano, senza organizzazione e senza una tecnica, successivamente la guerra verrà trasformata in un "gioco" di strategie e metodi più efficaci per mettere in ginocchio il nemico. I Romani sono famosi infatti per le formazioni difensive in battaglia e per essere degli ottimi strateghi in materia bellica.

Ciò che invece dal mio punto di vista mi è risultato difficile è stato immergermi completamente nelle varie vicende, dato che non si scava fino in fondo negli animi dei personaggi, si tende a rimanere lievemente in superficie, mi sono mancate le emozioni, quelle forti ed inaspettate, (non sto dicendo che non ci siano caratterizzazioni, anzi i personaggi sono ben delineati), e questa è stata un po' la causa per cui non sono completamente entrata in empatia con tutti loro, ma questo è pur sempre un mio modesto parere.
Ci sono stati dei momenti in cui avrei davvero voluto che gli autori si soffermassero di più sul passato di alcuni personaggi secondari e sulle loro vite, sulle abitudini, le debolezze, i sentimenti, ma nonostante tutto nel complesso questa si è rivelata una lettura molto interessante.

Il linguaggio utilizzato è piuttosto semplice, anche se nelle scene di battaglia si dimostra essere piacevolmente tecnico e preciso, e le descrizioni le ho trovate meticolose ma mai pesanti e stucchevoli, uno stralcio sulle origini della nostra storia che merita di essere letta anche da chi non è amante del genere, poiché non si troveranno i tipici spiegoni sulla nascita di Roma, ma una storia di sacrifici, tradimenti, amori non corrisposti e amori strappati all'odio, povertà, sofferenza, lame, sangue e sudore.

Sangue e sudore su cui sono state gettate le basi di una delle civiltà più forti ed imponenti di tutti i tempi.

LA MIA VALUTAZIONE

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venerdì 15 gennaio 2021

Recensione "Tenebre e ossa" - Leigh Bardugo


 TRAMA

L’orfana Alina Starkov non ha grandi ambizioni nella vita, le basterebbe fare al meglio il suo lavoro di apprendista cartografa nell’esercito di Ravka, un tempo nazione potente e ora regno circondato dai nemici, e poter stare accanto al suo buon amico Mal, il ragazzo con cui è cresciuta e di cui è innamorata da molto tempo. Ma il destino ha in serbo ben altro per lei.

 Quando il loro reggimento attraversa la Faglia d’Ombra, la striscia di oscurità quasi impenetrabile che taglia letteralmente in due il regno di Ravka, lei e i suoi compagni vengono attaccati dagli esseri spaventosi e affamati che lì dimorano. E proprio nel momento in cui Alina si lancia in soccorso dell’amico Mal ferito gravemente, in lei si risveglia un potere enorme, come una luce improvvisa e intensa in grado di riempirle la testa, accecarla e sommergerla completamente.

Subito viene arruolata dai Grisha, l’élite di creature magiche che, al comando dell’Oscuro, l’uomo più potente di Ravka dopo il re, manovra l’intera corte. Alina, infatti, è l’unica tra loro in grado di evocare una forza talmente potente da distruggere la Faglia e riunire di nuovo il regno, dilaniato dalla guerra, riportandovi finalmente pace e prosperità. Ma al sontuoso palazzo dove viene condotta per affinare il suo potere, niente è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le ombre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

RECENSIONE

"Ti aspettavo da tanto tempo, Alina. Io e te cambieremo il mondo."

"Non sono il genere di persona che cambia il mondo."

"Aspetta e vedrai."


Buonasera lettori e benvenuti o bentornati nel mio piccolo angolo caotico di carta ed inchiostro!
In occasione dell'uscita del 19 Gennaio di Assedio e tempesta, secondo volume della trilogia Grishaverse di Leigh Bardugo, oggi colgo l'occasione per parlarvi invece del primo libro, ovvero Tenebre e ossa, libro d'esordio della stessa autrice di Sei di Corvi e Il regno corrotto.

Essendo io amante dello stile di scrittura della Bardugo, non potevo esimermi dal leggere anche questa splendida trilogia, che ha tutte le carte in regola per entrare tra le mie preferite del nuovo anno: vi voglio spiegare il perché!

Sono partita con le aspettative piuttosto basse, poiché ho visto questo libro in ogni account di ogni bookstagrammer e le opinioni generali convergevano tutte su un unico punto in comune: il worldbuilding risulta piuttosto acerbo e più semplice in confronto a quello che caratterizza invece la duologia dei bastardi del Barile; di conseguenza quando ho deciso di intraprenderne la lettura esattamente un paio di settimane fa, ho iniziato aspettandomi di trovare uno stile più leggero e superficiale, delle descrizioni più frivole e una caratterizzazione dei personaggi poco precisa.
Devo ammettere che invece sono rimasta sorpresa nel constatare che sì, forse il worldbuilding non sarà arzigogolato e tecnico come in Sei di corvi, ma la storia e i protagonisti sono riusciti a conquistarmi già dalle prime pagine.

Alina è una ragazza orfana che non si aspetta granché dalla vita, che si accontenta di svolgere la sua mansione di apprendista cartografa nell'esercito di Ravka e che da sempre vive all'ombra del suo migliore amico Mal, eccellente tracciatore, che al suo contrario è un ragazzo socievole, che non fatica a trovare il suo posto ovunque egli venga spedito, benvoluto da tutti ma soprattutto corteggiato da ogni ragazza che incrocia i suoi meravigliosi occhi blu.
Ma presto tutto cambierà quando il reggimento di cui fanno parte i due ragazzi si troverà a dover attraversare la Faglia d'ombra, una striscia di oscurità culla di creature orribili ed assetate di carne e sangue, dove la maggior parte delle persone muore nel tentativo.
Alina scoprirà così di custodire un potere unico, un potere che fa gola all'affascinante Oscuro, antico Grisha in grado di padroneggiare l'oscurità in tutte le sue inquietanti forme, e che si prenderà la briga di prenderla sotto la propria protezione per farle imparare come gestire la nuova forza che giorno dopo giorno cresce in lei.

"E così, non è vero che non commetti errori" affermai d'impulso.

Lui si fermò mentre si infilava i guanti, e io serrai nervosamente le labbra "Non volevo dir..."

"Certo che commetto errori" disse lui, la bocca incurvata in un mezzo sorriso. "Solo che non capita spesso."


Se c'è una cosa che ho amato follemente di questo libro è soprattutto l'ambientazione, una sorta di panoramica su un paesaggio che richiama per molti aspetti la Russia fredda ed ostica, spesso e volentieri cruda e spietata, ma anche incontaminata e prettamente naturale, che ospita immense steppe, boschi rigogliosi e distese di candida neve, o terra di città suntuose dove vivono re e regine, dove maestose navi mercantili e baleniere attraccano ai porti in cerca di vendere o caricare merce preziosa.
Oltre a tutto ciò mi è piaciuto molto il modo in cui l'autrice ha descritto i personaggi, senza soffermarsi in inutili dettagli, ma comunque arrivando diretta al lettore, permettendogli di figurarsi nella mente ogni protagonista della storia.
Alina è fino ad ora quella con cui sono entrata meno in empatia, almeno in questo primo volume.
La trovo una ragazza insipida, forse un po' credulona, un po' troppo ingenua, soprattutto quando si tratta di prendere per oro colato tutto ciò che esce dalla bocca dell'Oscuro, che in sostanza all'inizio la gira e la rigira come cavolo gli pare (e forse non solo all'inizio).
Mal è un altro personaggio con cui non sono andata d'accordo, dato che risulta essere piuttosto lamentoso e pesante in alcune situazioni, il tutto dovuto alla sua gelosia nei confronti di Alina che sembra essere piuttosto coinvolta nel rapporto che intrattiene con l'Oscuro.

Parlando dell'Oscuro, credo sia il personaggio più coerente con sé stesso nel corso della storia.
È una creatura antica e potente, che sa gestire il proprio dono, anche se come ogni grande potere, ha dovuto pagarne il prezzo, e scoprirete che non è un prezzo poi così basso.
A parere mio, lui è un personaggio che sa di essere visto in un certo modo e non fa nulla per convincere gli altri del contrario; sa di non essere perfetto, anzi, incute timore e alle volte ha dei modi piuttosto non convenzionali di rapportarsi alle persone, eppure non fa nulla per cambiare.
Lui è fatto così, è fatto di tenebra e non ha intenzione di far entrare il minimo spiraglio di luce.

Come potrete ben immaginare, questi tre formeranno un triangolo che avrei anche evitato, forse perché non lo trovo ben fatto, forse perché non lo trovo ben inserito nel contesto, o forse perché detesto i triangoli e preferirei che ci fosse la classica storia d'amore tra i due piccioncini senza terzi incomodi a rompere le balle. Ma i gusti son gusti e la scrittrice sembra provare un piacere immenso a far sospirare la nostra Alina non appena un individuo di sesso maschile le posa gli occhi addosso (sì, sto leggendo Assedio e Tempesta e sì, Alina si sta rivelando ancora più insopportabile, capricciosa e paranoica. Amen.)

Ad ogni modo, a parte questo dettaglio che personalmente non apprezzo, la lettura è stata scorrevole, la storia si lascia leggere davvero in breve tempo, è magnetica, e l'introduzione al mondo Grisha e alle sue regole (al contrario di ciò che pensate, ci sono le discriminazioni anche tra chi ha i super poteri!) è ben descritta. Si nota che questo è un libro di introduzione, infatti, dove conosciamo le varie fazioni di Grisha, le loro origini e quella che è un po' la loro storia, dove ci viene spiegato ad esempio come è nata la Faglia d'ombra, quali sono i vizi e le virtù dei regnanti di Ravka, insomma, la trama si snoda attorno alla spiegazione del mondo in cui è ambientata. 

Nel complesso, quindi, questo libro mi è piaciuto? Sì, ma con delle riserve.
Sono curiosa di sapere dove andrà a parare la storia nel secondo volume, di conoscere qualcosa in più sull'Oscuro ( ora come ora sono TeamDarkling) e di vedere come andrà a finire e quali saranno le sorti che toccheranno alla potente Ravka.
Come libro d'esordio, direi che la Bardugo ha fatto centro, ma si nota che in confronto alla dilogia di Ketterdam è, appunto, un esordio. 
Alla prossima con la recensione del secondo libro del Grishaverse in uscita tra qualche giorno, Assedio e tempesta!

LA MIA VALUTAZIONE

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venerdì 8 gennaio 2021

Recensione "La ruota d'argento" - Dama Berkana

 

TRAMA

Ogni anno, per tre notti, fenomeni inspiegabili avvengono nella mitica terra di Iperborea. Re Ailim sente che qualcosa nella foresta di Aramo lo sta chiamando e attende la sua venuta. Il suo Primo Cavaliere Cahal, al contrario, non si lascia suggestionare. Eppure, nessuno dei due sospetta che la terribile minaccia degli Oscuri sta per abbattersi su di loro e che solo restando uniti potranno fermarla. Ciò che si cela dietro le magiche notti del mese di Samon cambierà per sempre non solo le loro vite, ma quelle dell’intero Cosmo.

Personaggi leggendari, divinità mitologiche e suggestive atmosfere del mondo celtico tessono la tela de “La Ruota d’Argento”.
Un’avventura mozzafiato si palesa all’orizzonte, ma solo chi avrà il coraggio di compiere il proprio destino toccherà le stelle.

RECENSIONE 

"La Ruota d'Argento muore e rinasce eternamente nel cielo."


Buongiorno lettori!
Benvenuti o bentornati nel mio angolo caotico di carta ed inchiostro!
Oggi vi vorrei parlare di una collaborazione che ho piacevolmente accettato l'anno scorso, a Dicembre, e di cui finalmente posso parlarvi, ovvero il fantasy d'esordio La Ruota d'Argento di Dama Berkana.

Entriamo subito nel vivo e parliamo dei personaggi principali della storia, ovvero il giovane ed estroverso Ailim, futuro re di Iperborea, e Cahal, che diverrà il suo primo cavaliere, amico di sempre e fratello, cresciuto nel castello perché rimasto prematuramente orfano, ragazzo dal carattere più ponderato e pragmatico di Ailim, ma altrettanto impavido.

L'autrice ha voluto mettere in evidenza i caratteri così diversi ma altrettanto simili dei due ragazzi, per sottolineare un sentimento di fiducia ed affetto reciproci, un sentimento fraterno che va oltre al sangue e che demarca la volontà di entrambi di sacrificare la propria vita, se necessario, per il bene dell'altro.
Il rapporto tra Cahal ed Ailim è stata una delle cose che ho apprezzato maggiormente, come anche il loro sviluppo nel corso della storia, dove da ragazzini pieni di insicurezze ed avidi di insegnamenti, saranno destinati a diventare uno il re di Iperborea e l'altro il suo primo cavaliere, ma non solo.
Iperborea ha piani molto più complessi ed articolati per i due ragazzi, e la minaccia del ritorno degli Oscuri, ammantati della loro tenebra, grava su di loro come una pesante spada di Damocle.

Oltre alla caratterizzazione dei personaggi, che ho trovato molto gradevole anche se fortunatamente l'autrice non ci si sofferma molto ammorbandoci con descrizioni pesanti che rischiano di rendere lenta la lettura, ho amato a dismisura l'ambientazione e l'intricata trama che si snoda pagina per pagina.
Essendo un'amante sfegatata di tutto ciò che riguarda il mondo esoterico e magico, ho adorato come Daniela sia riuscita a creare un mondo completamente inventato basandosi però sul folklore e sulla mitologia celtica reali, quelli che ci sono stati tramandati dagli antenati dei nostri antenati, che prima di noi hanno camminato su questa terra, affidandosi alle antiche profezie dei druidi, alla divinazione delle stelle e del fuoco, alla credenza che in un certo periodo dell'anno le anime dei defunti tornassero a vagare sul piano fisico per ritrovare i propri cari.

A mio parere l'autrice, pur essendo ai suoi esordi, è riuscita a costruire una dimensione magica che sembra essere davvero esistita agli albori della razza umana, una dimensione primordiale alla quale non riusciremmo mai a collegarci ora come ora, circondati da sfarzi e tecnologie che a poco a poco mettono a tacere il lato istintivo di ognuno di noi.

La Ruota d'Argento è un libro che non si legge in un giorno, poiché ho trovato che vada vissuto un po' alla volta, che a tratti potrebbe risultare un po' lento per via delle descrizioni che spiegano il funzionamento del controverso mondo di Iperborea, ma che sono necessarie a comprendere meglio l'enorme ingranaggio che c'è dietro, perché Daniela ha messo in piedi una storia piuttosto intricata che si vede essere il frutto di uno studio approfondito di base sul mondo magico celtico e nordico, una conoscenza tutt'altro che superficiale.

Se avete voglia di innamorarvi di un luogo in cui la magia impregna la terra, ogni albero di ogni bosco, ogni creatura vivente, ogni fuoco e ogni stella, di un luogo in cui ogni personaggio ha un suo ruolo fondamentale nella storia ed una sua semplice azione può cambiarne interamente il corso, Iperborea è il posto giusto per voi!

Ps. Qui sotto un breve estratto che ho amato alla follia! Alla prossima recensione!

"Il buio egli con paura zittisce, è certo che la vita non gli vada mischiata ma erra, non l'ha ben osservata.

La sua luce è un tutt'uno con le tenebre, è ciò che brillante la renderà.

Oh giovane mortale, è il Samhain il momento ideale.

L'occasione che stavi aspettando, il Samhain te la sta donando.

La tua anima sarà completa con l'oscurità che accetterai lieta.

Ho nuove per te: il cervo maschio bramisce, nevi invernali, l'estate è finita."



LA MIA VALUTAZIONE

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mercoledì 25 novembre 2020

Quarta tappa blogtour "L' uomo del fuoco" - Sabrina Guaragno - Recensione

 






TRAMA

Le cose non si mettono bene per Alaisa e gli altri apprendisti della maestra Skelribel, costretti a nascondere la loro magia e ad affrontare nuovi nemici, inaspettati e spaventosi: tra questi, vi sono gli adepti della misteriosa Setta del Fuoco, una congrega di maghi malvagi devoti a un potentissimo stregone dato per morto da anni…Per combattere le oscure forze che cercano di distruggere Adaesha, saranno costretti a cercare un aiuto esterno, e a riportare indietro anche la fonte di passati amori e rancori. Ma le insidie possono arrivare anche dalle ombre celate nella propria anima…

Se, da un lato, nuovi maestri e alleati la rendono sempre più forte, dall’altro Alaisa dovrà lottare con tutta se stessa per non soccombere al suo stesso potere e alle proprie passioni. E le conseguenze da pagare potrebbero essere terribili.

In “L’Uomo del Fuoco”, il secondo capitolo della Saga di Alaisa, Sabrina Guaragno dipinge una Adaesha cupa e pericolosa, su cui si muovono nuovi e ambigui personaggi che combatteranno al fianco di Skelribel e i suoi apprendisti, o contro di loro. Riusciranno a rimanere uniti di fronte alle due guerre che minacciano il loro mondo?


RECENSIONE

"Rimani con me" sussurro "Non posso stare un'altra notte sola con la mia oscurità."
"Ci sono io con te. E non ho paura della tua oscurità."

Buongiorno anime e benvenute o bentornate nel mio angolo di Paradiso libroso!
Oggi vorrei parlarvi di un libro, il secondo di una saga fantasy, scritto da Sabrina Guaragno e targato Nativi Digitali, che ho letto ed apprezzato soprattutto grazie allo stile di scrittura fluido, semplice e diretto: sto parlando di "L'uomo del fuoco", seguito super atteso di "La strega della fonte".
Se siete curiosi di conoscere il mondo di Adaesha, sappiate inoltre che c'è anche uno spin off gratuito in formato kindle, sempre della stessa autrice, ma antecedente alla vicenda della strega della fonte, che si chiama "I cinque dei di Adaesha"!

Detto ciò, parto col dirvi che se siete amanti dei fantasy in cui ci sono magia, draghi, guerre tra bene e male, demoni assetati di potere, incantesimi misteriosi ed anche un pizzico di romance, allora questo libro fa proprio per voi!
Se avete letto "La strega della fonte", sappiate che in questo secondo volume l'atmosfera cambia radicalmente e non di poco, diventando più cupa, più macabra e in alcuni punti anche piuttosto cruenta.
Ogni personaggio ha un suo sviluppo personale non indifferente, soprattutto Alaisa che avevamo lasciato come una timida ragazzina alle prese con l'apprendistato dalla strega Skelribel, e che ritroviamo ora come una potente maga dalle facoltà magiche ancora non del tutto chiare, ma a tratti inquietanti.
Alaisa ora è una donna consapevole della propria forza, che straripa di rabbia e frustrazione per la situazione che si è venuta a creare alla fine del primo libro, soprattutto perché ora si trova tutta sola ad affrontare il dolore di Skeribel e delle sue figlie e a cercare appunto di arginarlo senza permettersi cedimenti. 
Roran, infatti, se n'è andato e le ultime rivelazioni apprese (che non riporterò per evitare spoiler) hanno lasciato inerme la povera ragazza che all'inizio della storia si trova addirittura a combattere una malattia, una piaga, che ha tutta l'aria di essere di provenienza magica.

La Setta del Fuoco è sempre più vicina e Alaisa e i suoi compagni devono farsi trovare pronti nel momento in cui questa apparirà per portare a termine i propri oscuri scopi.

Essendo amante delle atmosfere dark e gotiche, ho potuto apprezzare meglio questo libro rispetto al primo, dato che ho trovato, soprattutto dalla metà in poi, la presenza più massiccia di rituali ed incantesimi legati al sangue, al risveglio dei morti e alla presenza di entità demoniache che possiedono i corpi umani: si entra quindi nel vivo del mondo magico, raccontato da un punto di vista meno roseo e più cruento, più tribale e primordiale, un mondo in cui serpeggiano le ostilità e i complotti, i sotterfugi e le corse al potere. 

Il personaggio di Alaisa ha subìto una crescita esponenziale, così come quello di Roran (ciao Roran sei una delle mie mille mila crush letterarie, ma certe volte ti piglierei a schiaffi!).
Siamo al cospetto di persone che divengono consapevoli della propria oscurità, del lato non proprio politicamente corretto che risiede in ogni essere umano, in particolare ho apprezzato il fatto che la stessa Skelribel venga dipinta non più come una donna tutta d'un pezzo, contenuta e che difficilmente si lascia scalfire dagli eventi, bensì come una donna piena di esitazioni, di dubbi e rimorsi, ma soprattutto un personaggio che per amore è pronto a rischiare la posta in gioco, ovvero la sicurezza di coloro che le stanno attorno!

Una nota di merito va anche a Dean, un personaggio marginale che avrei voluto vedere più approfondito, di cui ho amato la caratterizzazione, il suo essere estremamente protettivo e nel contempo delicato nei confronti di Alaisa, ma soprattutto il suo potere, una facoltà molto particolare che poi sarà anche la rivelazione di ciò che lui è veramente per la ragazza di cui sotto sotto è innamorato.

In conclusione posso affermare che il libro mi è piaciuto, ho apprezzato il risvolto che Sabrina ha voluto dare alla storia, dato che si nota anche un modo di scrivere leggermente diverso, quasi più maturo ed articolato, più descrittivo senza tuttavia risultare pesante.
Ovviamente per mio gusto personale, non ho particolarmente amato il presente in prima persona con cui è narrata la vicenda, ma questa è semplicemente una cosa mia, come lettrice, tuttavia ho adorato il finale sospeso, in cui Alaisa arriva ad un punto critico in cui prende in mano la situazione, in cui non ha più nulla da perdere, e sparisce a cercare ciò che deve cercare, più decisa che mai.
E questo è il preludio, spero, di un capitolo successivo coi fiocchi, pieno di colpi di scena e momenti mozzafiato. IO NON VEDO L'ORA.

LA MIA VALUTAZIONE

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martedì 24 novembre 2020

Recensione "La vita invisibile di Addie LaRue" - Victoria Schwab

 

TRAMA

Nel 1714, Adeline LaRue incontra uno sconosciuto e commette un terribile errore: sceglie l'immortalità senza rendersi conto che si sta condannando alla solitudine eterna. Tre secoli di storia, di storie, di amore, di arte, di guerra, di dolore, della solennità dei grandi momenti e della magia di quelli piccoli. Tre secoli per scegliere, anno dopo anno, di tenersi stretta la propria anima. Fino a quando, in una piccola libreria, Addie trova qualcuno che ricorda il suo nome. Nella tradizione di Vita dopo vita e La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, La vita invisibile di Addie LaRue si candida a divenire una pietra miliare nel genere del "romanzo faustiano".


RECENSIONE

Buongiorno lettori e benvenuti ancora una volta nel mio blog!
Oggi vi vorrei parlare di un'uscita Oscarvault fresca fresca di oggi, un'uscita alla quale si è creato un hype talmente grande e clamoroso che ho deciso di concedergli una possibilità: sto parlando di "La vita invisibile di Addie LaRue" di Victoria Schwab.
Se mi conoscete almeno un po' sapete benissimo che quando attorno ad un nuovo caso letterario vengono imbastiti un clamore ed un'aspettativa mastodontiche, sono la prima che si tira indietro, dato che ogni volta che ci ficco il naso, puntualmente vengo delusa manco si trattasse di una tragedia greca.
Essere delusa da un libro che tutti (o quasi) elogiano, per me diventa fonte di dubbio: perché mai a tutti piace tranne a me? Sono io che non sono riuscita a cogliere il significato del testo? Sono io che forse sono troppo esigente come lettrice o forse è solamente il fatto che ognuno ha i suoi gusti e può essere libero di esprimere  il proprio parere (anche negativo) senza ricevere l'ondata di critiche dai fan dell'opera stessa?

Ecco, oggi vorrei parlarvi appunto di un libro attorno al quale è stato creato ad hoc un forte velo di attesa, di bramosia, di aspettativa, che tanti hanno amato urlando addirittura al libro più bello dell'anno, ma che io purtroppo non sono riuscita a digerire.
Premetto che non era la prima volta che mi rapportavo con la scrittura della Schwab e non ho paura di dire che avendone letto solo la duologia di Questo canto selvaggio, mi sono in qualche modo invaghita del suo stile, a tratti poetico e ridondante, a tratti deciso e diretto, efficace, uno stile che ho apprezzato e che non mi ha lasciata del tutto indifferente.

In La vita invisibile di Addie Larue, ovviamente, il modo di scrivere di Victoria cambia radicalmente, non è più diciamo "immaturo" come lo può essere quello del Canto selvaggio, bensì troviamo una scrittura più elaborata, ricca di termini ricercati e zeppa di descrizioni che a parere mio si sono rivelate prolisse e letali. Descrizioni che di fatto non arricchiscono il contesto, ma che in alcuni momenti servono solo ad allungare il brodo.
Posso dire che il libro poteva tranquillamente essere di 300 pagine senza dover arrivare al mattone in cui per una buona metà si ripetono le stesse identiche situazioni che non portano nulla di nuovo alla storia? 
Posso dire che le prime 100 pagine scorrono facilmente dato che facciamo la conoscenza della protagonista, del demonio con cui stringe un patto di immortalità e del contesto storico in cui è incastonata la vicenda, mentre nel mezzo la storia rallenta notevolmente e si limita ad essere ridondante e vagamente piatta e noiosa?
Posso dire anche che questo libro è un romance fatto e finito con l'unica componente fantasy dell'Oscuro che se ne va a zonzo a stringere patti con gente disperata ed insoddisfatta della propria vita?
Posso dire che questo libro a parere mio non merita di essere nominato tra i libri migliori dell'anno?

Bene, lo dico!
Non dico che il libro sia un totale disastro, anzi, ci sono dei momenti in cui ho provato la stessa nostalgia della protagonista nei confronti di una vita che le è appartenuta e che ora non le appartiene più, una vita che ha rovinato con le proprie mani affidandosi in quelle dell'affascinante diavolo che la rende immune alla Morte, ho sentito il dolore di una ragazza che non viene ricordata, il desiderio di voler lasciare un'impronta propria nel corso degli anni, la terribile sensazione che il tempo non sia così pietoso come vuol far credere e che faccia di tutto per renderci impotenti di fronte a certe situazioni.
Ho pensato a come sarebbe veder morire i propri genitori, i propri amici ed amanti, uno dietro l'altro, senza che essi si ricordino di noi, della nostra faccia e del nostro affetto; ho pensato ad una vita immortale in cui di fatto l'unica compagna plausibile sarebbe la solitudine, tuttavia il privilegio di vivere per sempre si riflette senza volerlo sul voler fare incetta di cultura, sia essa fatta di libri e giornali, sia essa fatta di quadri e musica.
Una vita fatta di arte, una vita eterna per conoscere e studiare tutto ciò che ci piace: non sarebbe una vita meravigliosa? Quante volte (a me spesso) ci capita di fermarci e pensare: mamma mia non mi basterebbe una vita per leggere tutti i libri del mondo o conoscere tutta la storia del mondo o dell'arte o di questo o di quello!
Per me Addie è stato questo: nostalgia, voglia di non arrendersi al limite di una vita mortale, voglia di andare oltre, di sapere, conoscere, un'insana fame di cultura ed arte.

Quindi, l'idea della Schwab di creare un romanzo d'impronta faustiana era davvero una bella idea, a parere mio, quasi innovativa, ma con questo libro è stata sviluppata male perché messa leggermente in secondo piano rispetto alla storia d'amore che quasi predomina su tutto.
Aspettatevi il classico triangolo amoroso quasi bravo ragazzo - ragazza - ragazzo molto cattivo , ovvero un demone che dovrebbe essere crudele, inumano e guidato dalla semplice brama di potere, che trae godimento dal divorare anime, ma che invece alla fine altri non è che un diavoletto capriccioso e geloso bisognoso d'amore.
L'esistenza di scene alquanto banali, poi, non mi ha aiutata ad affrontare in modo lucido la lettura, poiché la stessa maledizione di Addie certe volte mi ha destabilizzata lievemente portandomi a pensare che ci fossero alcune incongruenze ( Henry mio caro, non ti sembra un po' strano che i tuoi amici non si ricordino di Addie dopo la trentesima volta che gliela presenti? Non ti fai qualche domandina? No eh? Vabbè.).

E poi arriva il finale che mi dà l'ultima mazzata.
Davvero Victoria? 
Davvero mi fai cadere un personaggio che fino a metà libro ho quasi apprezzato così in basso manco fosse l'ultimo arrivato? Davvero me lo fai passare per l'ingenuo di turno dopo tutto quello che ha fatto nel corso della storia? Dopo che si è mostrato per l'essere calcolatore ed opportunista che è?

No, non ci sto perdonatemi. 
Questo libro secondo me non merita tutto l'hype che gli si è costruito attorno ed io sono rimasta così delusa alla fine che non riuscivo nemmeno a trovare le parole per scrivere una recensione che non fosse troppo arrabbiata.

Il libro quindi mi ha fatto schifo? No.
L'ho odiato? No.
L'ho amato? No.
Ho apprezzato la costruzione dei personaggi certo, che sono prettamente umani, ricchi di dubbi, sbagli, rimorsi e certezze, di errori, rimpianti e colpe, di voglia di rinascere, di vivere, di sentirsi amati.
Il sentirsi amati è sicuramente il filo conduttore dell'intera lettura.
La ricerca dell'amore, del voler essere qualcuno per qualcuno.

La vita invisibile di Addie LaRue è un buon romance con sprazzi di fantasy qua e là.
Ma per me di certo non è il libro dell'anno.


LA MIA VALUTAZIONE

🍂🍂 , 5 \ 🍂🍂🍂🍂🍂





 






sabato 21 novembre 2020

Recensione "Nell'antro dell'alchimista" - Angela Carter

                                                                  

TRAMA

Angela Carter, autrice del Novecento inglese dotata di una fantasia inesauribile, trovò la sua forma espressiva ideale nel racconto; è al racconto che affidò il suo testamento letterario e fu esso a consacrarla come una delle autrici di spicco della sua epoca. Questo secondo volume della ricca raccolta "Nell'antro dell'alchimista" contiene "Venere nera", in cui la scrittrice reinventa la storia di alcune grandi figure della letteratura: Jeanne Duval, la musa affascinante e riluttante di Baudelaire che non ha mai chiesto di essere chiamata Venere nera, è intrappolata nella passione malata del poeta; Edgar Allan Poe dimostra in ogni pensiero e azione quanto avevano ragione i suoi amici quando dicevano che «chi beve prima di far colazione è perduto»; Puck, il folletto di Sogno di una notte di mezza estate, circondato da fate affette da un terribile raffreddore, smania d'amore omosessuale per un essere inafferrabile. Il volume include anche i racconti di "Fantasmi americani", che intreccia storie del Nuovo e Vecchio Mondo: Lizzie Borden, la ragazza che uccide i genitori a colpi d'accetta, fa un'inconsueta gita al circo; un giovane pianista stringe un patto col diavolo in un bordello del Sud; un onesto studente viene accompagnato in un viaggio attraverso gli ambigui residui dell'Età dell'Oro hollywoodiana; la Maria Maddalena di Georges de La Tour subisce alcune straordinarie trasformazioni... Angela Carter mescola meravigliosamente storia, finzione, invenzione, critica letteraria, dramma e commedia, alto e basso in una gloriosa raccolta di storie piena di contraddizioni e sorprese come la vita stessa.


RECENSIONE

"Sono tristi, infinitamente tristi le sere d'autunno avanzato. Sono colorate di rosa e di malva, sfumate di grigio. Tristi da stringerti il cuore. In cielo le volute larghe, vistose di nuvole segnano il commiato del sole. L'angoscia scende sulla città."


Non conoscevo Angela Carter fino a quando spulciando sul sito di Fazi editore ( che a proposito ringrazio moltissimo per avermi spedito il file!), ho notato tra le tante nuove uscite questa raccolta di racconti, incorniciata da una splendida copertina che richiama al mondo delle favole e di un certo tipo di oscuro folklore.
Angela Carter è un'autrice del Novecento a cui va tutta la mia stima, non solo per essere riuscita a mettere per iscritto tutto ciò che le abitasse nella mente in modo bizzarro, totalmente nonsense, mescolando razionalità e fantasia in un universo onirico che sprizza tragedia e commedia da tutti i pori, ma anche per il suo fervente femminismo che lascia un'impronta evidente in ognuno dei suoi racconti.


"D'Ottobre, quando la notte la luna è una falce sottile sottile, quando la terra, perché tutto sia ancora più misterioso, nasconde nella sua ombra la complice rilucente degli assassini - in notti del genere, si può dire che la luna sia nera.".


Ovviamente non starò qui ad elencarvi passo passo tutti i racconti presenti nella raccolta, sia per non incappare in spiacevoli spoiler, sia per non rovinare l'atmosfera cupa ed al contempo lucente che l'autrice è riuscita a donare a tutte le sue creature, tuttavia vorrei soffermarmi sui temi più ricorrenti e sui passaggi che più mi hanno colpita durante la lettura.

La scrittura di Angela è pura poesia.
Vi troverete catapultati in assolate giornate d'Estate all'interno di bordelli in cui non tutto è come sembra, e dove giovani pianisti dall'aria aristocratica ed impettita nascondono in realtà il più terribile dei segreti, la più aberrante delle azioni: si può vendere la propria anima per l'infallibilità di un proiettile? Verrete accolti nei boschi più piovosi di sempre, in cui le fate non fanno altro che starnutire ed imprecare, in cui la vera natura, la doppia natura di un giovane dio, sarà anche la fonte del desiderio bruciante di re Oberon e della consorte Titania; conoscerete bambine selvagge cresciute dai lupi, affascinanti donne che diventeranno le muse dei poeti più maledetti e più conosciuti della storia, capirete cosa si cela nella mente di chi un giorno si sveglia decidendo di porre fine alla vita dei propri genitori a colpi di accetta.

La cosa che mi ha fatta innamorare di questa raccolta, infatti, è che la scrittrice abbia saputo rielaborare e riadattare alcune delle opere classiche più famose ( includendo alcuni dei loro personaggi) in modo da partorire delle visioni distorte, bizzarre, apparentemente senza senno, ironiche e deliranti delle opere stesse, stando bene attenta ad inserirci però un argomento di fondo che non passasse inosservato.


"Perché Oberon dall'ira è quasi pazzo
perché lei, come paggio, ha un bel ragazzo
che a un principe dell'India fu rapito,
ed è il suo più soave favorito-
Questi, il geloso re vorrebbe avere!"


Se facciamo riferimento al racconto tratto da Sogno di una notte di mezza Estate, infatti, il protagonista è un ermafrodita, donna e uomo assieme, l'equilibrio di due sessi che non ha bisogno di qualcun altro al proprio fianco per essere un individuo completo, ma al contempo desiderato da tantissime altre creature che bramano il suo sesso appunto perché provvisto di una dualità.
Ogni creatura del bosco ama Hermy Tutto Oro.
E la scrittrice sta bene attenta a specificare che Hermy non è un ragazzo, ma nemmeno una ragazza!
E badate bene che il fatto che venga definito tale, l'autrice vuol fare presente, è semplicemente una limitazione del patriarcato, una definizione patriarcale.
Procedendo nella lettura ho notato inoltre che la figura della donna viene rappresentata quasi sempre come una figura forte, con voglia di indipendenza e che non ha bisogno di un uomo per farsi strada nella società, nonostante stiamo parlando comunque di un'epoca in cui la donna veniva bistrattata dalla società stessa. 
Possiamo definire Angela Carter una scrittrice all'avanguardia?
Certo che sì! Il suo femminismo ben si mischia al nonsense di cui sono impregnati i suoi racconti, dove erotismo e femminilità vengono messi in risalto sullo sfondo di vicende alle volte puramente macabre, gotiche, horror, ma sempre arricchite da componenti fantasy che personalmente ho trovato un connubio perfetto.

Il desiderio di far spiccare la figura femminile non più come l'ombra di una società patriarcale, ma come individuo ben distinto dotato della propria indipendenza, della propria forza di volontà e del proprio coraggio di vivere appieno la propria sessualità, svetta soprattutto nei racconti Venere Nera, in cui Jeanne Duval diventa la musa ispiratrice del maudit Baudelaire, dove viene affrontato di petto anche l'argomento ostico del colonialismo e dello schiavismo, ma soprattutto in Nostra signora dei massacri, in cui viene descritta, con scopi non solo di intrattenimento, la drammatica situazione degli indiani d'America sterminati in massa dagli uomini della corona inglese.

Angela Carter racconta anche di ciò che di più profondo può celare l'animo umano, delle dipendenze, delle malattie, fisiche e mentali, citando la velata malinconia di Edgar Allan Poe e della sua amata cugina Virginia, presa in moglie troppo giovane e destinata a consumarsi in uno stile di vita che le stava estremamente stretto. 
Volete un brano adatto a questo periodo dell'anno, in cui il Natale si avvicina con inquietante velocità?
Le navi fantasma fa proprio per voi! 
Un racconto in cui si tenta di soffocare lo spirito del Natale, considerato immorale, pagano, demoniaco, ma che torna, torna sempre, più forte di prima!


"Indubbiamente è una pratica paganeggiante e certo volgare quella di festeggiare la nascita del Nostro Salvatore con banchetti, bevute e spettacoli osceni di mimo e mascherate."


E se volete tornare bambini, tranquilli, c'è sicuramente qualcosina che fa per voi!
Immergetevi nella lettura dell'oscura fiaba di Covacenere, ovvero Il fantasma della madre, ce ne sono ben tre versioni, così potrete scegliere quella che più vi piace!
Oppure se siete più schizzinosi e non potete immaginarvi una delle sorellastre che per far calzare a pennello la famosa scarpetta si trancia via di netto le dita dei piedi, potete sempre recarvi a Praga, assieme ad Alice, nel gabinetto delle meraviglie e fare conoscenza dell'assistente del Dottor Dee, l'Uomo di Latta!
Ce n'è per tutti gusti!

"...e dove, in via degli Alchimisti, c'è una certa casa che diventa visibile solo quando cala la nebbia."

Ragazzi, ma che ve lo dico a fare?
Se come me siete amanti delle fiabe rivisitate in chiave dark, macabra, dove non esiste il lieto fine, se come me amate le donne forti, che sbagliano, certo che sbagliano, ma che sono sempre pronte a rialzarsi più grintose di prima, senza aver paura del giudizio degli altri, se come me non avete paura di leggere di cose bizzarre che ne richiamano di più bizzarre, allora, signore e signori, questo è il libro giusto per voi!


LA MIA VALUTAZIONE 

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